Il Garante Ue alla privacy: bene che Apple non abbia ceduto all'Fbi

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Dottor Buttarelli, é soddisfatto del grado di protezione dei dati personali garantito ai cittadini europei? “Il livello di protezione attuale é apprezzabile. Ma migliorerà ancora di più quando a giugno verrà pubblicato il nuovo regolamento europeo che ridurrà la frammentazione delle varie legislazioni nazionali”. La legislazione europea in termini di privacy riesce a stare al passo con l'evoluzione tecnologica? “E' questa la vera sfida. Ogni giorno escono nuovi device capaci di raccogliere informazioni, anche molto 'personali', e di trasmetterle attraverso reti wireless. Nell'etere viaggiano informazioni sui nostri spostamenti, ma anche sulle nostre preferenze culinarie. Basta fotografare il QR code di una bottiglia perché qualcuno sappia quale vino ci piace. Ma produciamo dati anche molto più sensibili, magari sulle nostre preferenze sessuali o sul nostro stato di salute”. Il nuovo regolamento europeo risponde a queste esigenze di privacy? “In parte sì, ma l'evoluzione delle tecnologie é tale da porci in un continuo work in progress legislativo. Tuttavia non devono essere le nuove tecnologie a dettare le regole sulla gestione dei dati, specie di quelli europei”. Qual é la percezione che hanno i cittadini sul grado di tutela dei propri dati personali? “C'é la consapevolezza che esiste un gap in chiave di trasparenza. Secondo gli ultimi dati di Eurobarometro 2015, solo il 15% ha detto di sentire di avere il pieno controllo delle informazioni che fornisce a terze parti, mentre il 31% afferma di non avere alcun tipo di controllo”. Chi ha ragione? “Ai cittadini oggi é garantita una tutela sul trattamento dei propri dati, ma c'é ancora molto da fare. Le informazioni sono la vera ricchezza di questo secolo ed é naturale che in molti siano interessati a controllarle. Basti pensare che le imprese più floride del nostro tempo non sono più le aziende che producono oggetti tangibili, ma quelle che gestiscono informazioni. Per le aziende sapere quello che pensiamo significa prevenire e orientare i consumi”. Le aziende europee che gestiscono i dati dei consumatori sono vigilate dalla vostra Authority? “Ci sono controlli da parte degli organismi nazionali a seguito di reclami o di azioni d’ufficio. Possono essere comminate multe, che però attualmente sono di entità limitata. Con la nuova legislazione saranno molto più alte, arrivando a toccare il 3-4% del bilancio annuale”. Dopo la bocciatura da parte della Corte europea del Safe Harbor ora la Commissione e il governo statunitense hanno definito un nuovo trattato (Privacy Shield) sulla gestione dei dati personali di cittadini europei trasferiti negli Usa. Possiamo dirci soddisfatti delle nuove tutele? “Abbiamo il testo sottomano da tre giorni e dobbiamo analizzarlo a fondo per prendere una posizione a riguardo. Dobbiamo porre la massima attenzione affinché le tutele siano reali, se non vogliamo incorrere in un nuovo annullamento della Corte”. Secondo lei i cittadini devono tutelarsi più dall'uso dei dati fatto dalle imprese o dai governi? “Il problema é sorto proprio per l’utilizzo che alcune agenzie governative statunitensi hanno fatto di dati di privati cittadini. Le mai contestate rivelazioni sulla sorveglianza massiva dell’intelligence USA sono eloquenti”. Secondo lei Tim Cook, ceo di Apple, ha fatto bene a rifiutarsi di decriptare i dati contenuti nell'iPhone di Syed Farook, l'uomo che insieme alla moglie ha compiuto la strage di San Bernardino? “Apple ha fornito tutti i dati che aveva a disposizione all'Fbi. Si é invece rifiutata di creare un sistema per accedere ai dati criptati all'interno dell'iPhone. Ed é stato l’Fbi stesso a portare all’inaccessibilità a quei dati cambiando la password per l’ID Apple e cercando improvvidamente di forzare lo smartphone ”. In altre parole Apple non vuole violare il sistema di sicurezza che lei stesso a creato? “E come se una azienda che costruisce casseforti e che realizza una blindatura perfetta riceva una richiesta dall’Fbi di costruirne un’altra per renderla violabile. Mi sembra corretto che l’azienda si rifiuti, non é suo compito sviluppare sistemi per violare le protezioni messe a tutela dei dati dei suoi clienti”. Però qui si tratta di una indagine per omicidio... “Creare un sistema per violare quell'iPhone significa rendere vulnerabili tutti i dispositivi in circolazione. Qualunque governo totalitario potrebbe decriptare la cifratura a danno di oppositori, giornalisti e normali cittadini”.

Fonte: affaritaliani

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